E' convocato un nuovo incontro del consiglio della collaborazione antoniana per Venerdì 10 aprile alle ore 20.45 a Sandono.

Qui la finalità del Consiglio e la sua attuale composizione.

L'ordine del giorno è il seguente:

  • preghiera iniziale;
  • A seguito degli ascolti vissuti negli ultimi due incontri (persone che lavorano con i giovani e i giovani delle nostre parrocchie) i consiglieri sono invitati a condividere quanto percepito dai giovani che partecipano, in particolare quanto di bello, le loro difficoltà, il rapporto con gli altri e a pensare ad azioni/cose da intraprendere come collaborazione pastorale, redditizie e fattibili, per i nostri giovani.

Attendiamo tutti i consiglieri!

Di seguito alcune note sull'ultimo consiglio.

Dalle testimonianze raccolte da tre giovani nell'ultimo consiglio, emerge che i principali luoghi di ascolto e crescita per i giovani sono stati soprattutto i gruppi educativi (come scout e associazioni parrocchiali), la famiglia e, in alcuni casi, il lavoro o il gruppo di amici. Questi contesti hanno offerto occasioni di confronto, responsabilità e relazione, permettendo di sentirsi ascoltati e di crescere umanamente e spiritualmente. Tuttavia, non sempre le esperienze familiari sono state condivise pienamente, e spesso il confronto più significativo è avvenuto fuori da essa.

I percorsi di difficoltà e fallimento si collocano principalmente nelle relazioni personali e nelle scelte di vita (studio, lavoro), ma vengono riconosciuti come momenti importanti di consapevolezza e crescita. In alcuni casi, però, il fallimento è vissuto in modo isolato, senza un reale spazio di condivisione.

Per quanto riguarda sogni e prospettive, emerge una certa incertezza verso il futuro: molti giovani preferiscono concentrarsi sul presente e su obiettivi concreti, più che su progetti a lungo termine. Accanto a questo, si evidenziano sentimenti diffusi di insicurezza, paura di esporsi e senso di vuoto, spesso compensati da attività continue o conformismo al gruppo.

Il rapporto con la comunità risulta variegato:

  • per alcuni è un luogo significativo di appartenenza, soprattutto quando vissuto attraverso gruppi specifici;
  • per altri è percepita come distante, poco coinvolgente o incapace di intercettare i bisogni dei giovani.

L’esperienza di accoglienza è generalmente positiva, soprattutto quando mediata da gruppi o dalla famiglia, ma si evidenzia una difficoltà a sentirsi parte della comunità “in quanto tale” e non solo come membri di un gruppo. In diversi casi, la comunità è vista più come opportunità che come peso, ma con un calo di partecipazione negli ultimi anni, soprattutto da parte delle famiglie.

Emergono alcune criticità:

  • difficoltà nel coinvolgere giovani al di fuori dei gruppi già attivi;
  • percezione di attività poco stimolanti o troppo “scolastiche” (es. catechismo);
  • fatica nella collaborazione tra le diverse realtà parrocchiali;
  • bisogno di proposte più concrete, partecipative e responsabilizzanti.

Riguardo alla fede, il vissuto appare molto personale e discontinuo:

  • è più facile viverla nei momenti comunitari o di servizio che nella quotidianità individuale;
  • spesso viene cercata nei momenti di difficoltà;
  • molti giovani faticano a riconoscersi nell’istituzione ecclesiale, pur condividendone alcuni valori.

Si evidenzia inoltre una trasformazione culturale: oggi i giovani partono dalla ricerca di senso personale, più che da certezze predefinite, e faticano ad approcciarsi a linguaggi percepiti come lontani o poco immediati.

Infine, emerge un forte bisogno di figure adulte credibili, capaci di testimoniare con autenticità, anche nelle difficoltà, e di accompagnare i giovani in modo concreto. La credibilità e la coerenza sono ritenute elementi fondamentali per suscitare fiducia e coinvolgimento.